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L’eredità di BeppoSAX e i nuovi occhi di Einstein Probe

Svelata la natura delle esplosioni X cosmiche

Le esplosioni cosmiche più violente dell'Universo si mostrano in forme diverse, dai piú energetici Lampi di Raggi Gamma (GRB) ai Bagliori nei Raggi X (X-ray Flashes, XRF). Gli ultimi, tornati al centro dell'attenzione scientifica grazie alle osservazioni della missione Einstein Probe, sono stati oggetto di un dettagliato studio comparativo guidato da ricercatori dell'INAF - Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali (IAPS).

L'analisi si basa sui dati raccolti dallo storico satellite italo-olandese BeppoSAX, che fu il primo a identificare questa nuova popolazione di sorgenti. Esaminando un campione completo e omogeneo di 96 eventi, osservati con gli strumenti Wide Field Cameras e Gamma-Ray Burst Monitor, lo studio ha analizzato in modo sistematico le proprietà spettrali e temporali della loro emissione.

BeppoSAX con  suoi strumenti durante la integrazione




I risultati indicano che i classici GRB, i lampi gamma ricchi di raggi X (XRR) e gli X-ray Flash (XRF) condividono una natura comune: si tratta di imponenti esplosioni stellari avvenute in galassie distanti miliardi di anni luce. Le differenze osservate nella loro emissione non dipendono da meccanismi intrinseci, bensì da una combinazione di fattori fisici e geometrici. Tra questi giocano un ruolo fondamentale l'orientamento del getto relativistico rispetto alla linea di vista dell'osservatore, l'energia complessiva, la struttura del getto e la presenza di materia attorno alla stella progenitrice, in grado di frenare l'espansione del getto e spostarne l'emissione dai raggi gamma a quelli X. Non si esclude, inoltre, che alcuni degli eventi più deboli e "morbidi" possano trovarsi a distanze cosmologiche estremamente elevate (redshift superiori a 10), dove l'espansione dell'Universo ha spostato lo spettro originario dai raggi gamma verso i raggi X. Lo studio evidenzia infine come le capacità del satellite Einstein Probe, grazie alla sua straordinaria sensibilità nel range X morbido, stiano permettendo di esplorare una popolazione di eventi ancora più deboli e numerosi. Una classe di sorgenti a bassa luminosità la cui esistenza era stata ipotizzata per la prima volta proprio grazie alle storiche ed uniche osservazioni di BeppoSAX.



Per saperne di più: https://arxiv.org/abs/2606.00225