Un nuovo studio pubblicato su Journal of Geophysical Research: Planets svela la mappa più dettagliata mai realizzata delle argille presenti sulla superficie di Marte, offrendo informazioni preziose sull’evoluzione geologica del pianeta e sul ruolo dell’acqua nel suo passato. Tra i protagonisti della ricerca c’è anche Jeremy Brossier, ricercatore del nostro Istituto e primo autore dello studio.
L’analisi si basa su quasi 1500 osservazioni raccolte dallo spettrometro CRISM, a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter della NASA. Grazie allo studio delle firme spettrali nell’infrarosso, il team è riuscito a identificare e distinguere con grande precisione diverse tipologie di minerali idratati, tra cui argille, solfati, cloriti e carbonati.
Le argille sono un elemento fondamentale perché rappresentano una traccia diretta della presenza di acqua su Marte: la loro distribuzione e composizione aiutano gli scienziati a ricostruire gli antichi ambienti marziani e a individuare le aree più promettenti dove cercare possibili biofirme, cioè indizi di vita passata. Lo studio evidenzia inoltre una sorprendente varietà mineralogica: dalle nontroniti (ricche di ferro) alle saponiti (ricche di magnesio), fino a composizioni intermedie come vermiculiti e ferrosaponiti. Questa diversità racconta una storia geochimica complessa, legata a differenti condizioni di formazione in presenza di acqua.
I risultati mostrano anche differenze importanti tra le regioni marziane: ad esempio le nontroniti dominano nell’area di Mawrth Vallis, mentre le saponiti sono più frequenti tra Nili Fossae e Libya Montes. Particolarmente interessante è anche Oxia Planum, futuro sito di atterraggio del rover europeo Rosalind Franklin (missione ExoMars), ricco di argille “intermedie” e considerato promettente per lo studio di ambienti anticamente acquosi. La ricerca si inserisce infatti direttamente nel contesto delle future esplorazioni: la missione ExoMars, prevista per il prossimo decennio, avrà tra gli obiettivi principali l’analisi del sottosuolo marziano anche grazie a strumenti avanzati, capaci di ricostruire la storia ambientale del Pianeta Rosso. Un risultato importante, che conferma quanto la ricerca scientifica d’eccellenza possa nascere e crescere anche a partire dal lavoro e dalle competenze sviluppate nella nostra comunità scolastica.
Fonte: Media INAF – “Il passato abitabile di Marte rivelato dalle argille” (15 gennaio 2026)